Chi era Michael Chekhov?

 

Nipote del drammaturgo Anton Chekhov. Michael Chekhov venne invitato a diventare un membro del primo studio del Teatro d’Arte di Mosca (MCHAT) diretto da Stanislavsky. Stanislavsky parla di Michael come il suo studente più brillante. Durante il regime dei soviet, Chekhov fu costretto a lasciare la Russia al top della sua carriera. Il suo lavoro era troppo “sperimentale” per il gusto dei soviet. Lasciò dunque la Russia e viaggiò in Europa attraverso alcuni anni. Nel 1938 la minaccia della guerra lo costrinse a spostarsi di nuovo. Giunse così i n America. Chekhov divenne i l coach delle stelle hollywoodiane, recitò in alcuni film e pubblicò suo libro: “To the Actor.”

Chiamato professore, dal suo arrivo a Hollywood nel 1943, preceduto da grande fama, ebbe fra i suoi allievi Marilyn Monroe (dal 1951), Gregory Peck e Ingrid Bergman (che lavorarono con lui in Io ti salverò) Paul Newman, Gary Cooper, Robert Taylor, Yul Brynner, Anthony Quinn. La sua tecnica è stata essenziale inoltre per Anthony Hopkins, Jack Nicholson.

Checov morì nel 1955 a Los Angles, California.

 

La tecnica Michael Chekhov

 

“Tutti i veri artisti portano dentro un desiderio, profondamente radicato e spesso inconscio, verso la trasformazione” M.C.

Questa tecnica mira a risvegliare nell’artista la sua capacità di abitare la trasformazione. Allena il talento ed ha come risultato l’ispirazione.

Il metodo utilizza principi fondamentali e semplici allo stesso tempo.
Innanzitutto Chekhov si rivolge all’attore in quanto Essere Umano, liberandolo dalla piccolezza dell’individualità e del “personale”.
In questo senso l’attore attinge attraverso semplici esercizi a una dimensione universale e immaginifica che non ha a che fare con la vita privata.

“Nella nostra tecnica non ci sono esercizi meramente fisici, tutti gli esercizi sono psico- fisici. Le azioni esteriori fisiche risvegliano una risposta psicologica interiore” M. C.

Il corpo è interamente coinvolto nel lavoro e si fa veicolo di trasmissione al mondo interiore, che riceve immagini e sensazioni per poi trasformarle in impulsi, sentimenti ed azioni.
Per Chekhov è molto importante che ogni artista sappia sentire, ricevere (incorporare) e che sappia esprimere, trasmettere all’esterno (irradiare) delle immagini.
Per far questo si utilizzano dei gesti, in cui tutto il corpo è partecipe, che esprimano quell’immagine/archetipo/personaggio, e che coinvolgano l’interiorità, l’energia che sta dietro il gesto. Ciò avviene attraverso un processo denominato “artistic frame” che rende il gesto psicologico. Un gesto cioè che ci restituisce una determinata psicologia.

I gesti psicologici si utilizzano in relazione alle azioni fondamentali, agli archetipi, si può lavorare su un gesto psicologico che per noi racchiude un personaggio; ogni piccola variazione del gesto ne cambia l’essenza.

I centri energetici su cui si lavora sono quelli del pensiero, del sentire e della volontà.
L’energia contenuta in queste tre sfere dell’essere umano è specifica e parla un linguaggio ben preciso. Il cuore ha un proprio linguaggio, e così i personaggi legati al sentire. Se è l’intelletto a prevalere nella psicologia di un personaggio, questi sarà molto diverso da chi è legato alla sfera della volontà. E non tutte le personalità collegate ad uno dei tre centri sono uguali, ognuna ha una psicologia a sé, per questo si utilizzano immagini diverse.

Abitare un’immagine, che sia essa legata a una direzione dello spazio, a una sensazione, a un’atmosfera, a un archetipo o a un elemento della natura (qualità di movimento), trasformarci attraverso di essa e servircene per agire in scena: questa essenzialmente è la bellezza e utilità della tecnica Chekhov. Il mezzo è il corpo, quello fisico e quello energetico.

Infine Chekhov ci ricorda che in scena come nelle prove bisogna tener conto del sentimento della facilità (eliminare la tensione, lavorare con fiducia e fluidità), della bellezza (intesa come autenticità) della forma e dell’intero processo artistico (la capacità registica, di visione del tutto).

Detto ciò l’esperienza diretta è l’unica strada verso l’apprendimento di questa tecnica. Poiché come diceva Anton Chekhov “La conoscenza non ha valore se non la mettiamo in pratica”!

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